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Leica APO Telyt R 180mm f/3.4: un sogno Stampa E-mail

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Leica Apo 180mm f/3.4 APO200mm, con sensori DX o Aps, sono molto utili per diversi soggetti astronomici, dalle congiunzioni alle nebulose diffuse, senza dimenticare gli ammassi aperti e le comete più luminose, tuttavia non è così facile trovare un obiettivo adatto ad un impiego astrofotografico che sia otticamente valido, con una buona luminosità e che non costi uno sproposito. Questa è un'ottica particolare, forse poco conosciuta in ambito astronomico ma invece ricercata e apprezzata moltissimo nella fotografia tradizionale. Penso sia una delle prime prove di quest'ottica puntata sulle stelle o almeno, salvo un pai odi commenti sul Web, io non ho trovato mai nulla di serio al riguardo; spero di aver colmato un po' il buco che c'era; pe rlo meno io ora ho un bel 180mm per fotogrfie a largo campo!

 
E’da diversi anni che sono alla ricerca di una focale definitiva e non sono mancate le prove: ho testato approfonditamente due Canon EF L 200mm f/2.8 USM mk I e il Nikkor 200mm f/3.5 IF ED AF, inoltre ho provato velocemente anche altre ottiche, quali il nikkor AF IF ED 180mm f/2.8 e alcune focali un po’ più corte e più lunghe: dai 135mm ai 300mm, in varie versioni e marche. Tutti però, chi più e chi meno soffrivano di qualche difetto: qualcuna mostrava un residuo di aberrazione cromatica, altre invece non erano perfettamente spianate e altre ancora esibivano un leggero disallineamento. Così dopo aver venduto il Nikkor 200mm f/3.5 ED sono rimasto scoperto in questo range di focali. Nel frattempo il mio setup è cambiato e i 370mm del Takahashi FS-60C si sono trasformati nei 330mm del Borg 77ED, rendendo quindi inutile per scopi astronomici possedere anche un teleobiettivo fotografico da 300mm. Inizialmente avevo pensato al nuovo riduttore per il Takahashi FS-60C che però riduce la focale a 260mm, ancora troppo vicini ai 330mm del Borg. Quindi si ripresentava il dubbio per questi 200mm. Certo, a non avere limiti di spesa, le opzioni non sarebbero mancate, sia Nikon che Canon, per esempio, producono due 200mm f/2 che sono strepitosi e farebbero davvero concorrenza ad astrografi ma tra i requisiti il prezzo era una discriminate piuttosto importante; così mi sono limitato a non fare pazzie superiori al prezzo che avrei pagato comprandomi il nuovo riduttore Takahashi e relativi anelli e adattatori necessri alla trasformazione del FS-60C. Essendoci anche l’obbligo di poter utilizzare l’ottica sui corpi nikon, ciò escludeva a priori diverse soluzioni per via del tiraggio troppo corto di alcuni attacchi, primi tra tutti Canon, ma anche Zeiss e i celebri Leica, questi ultimi con un tiraggio di appena 0,5mm superiore a quello adottato da Nikon, ma non sufficiente per permettere di utilizzare un anello adattatore senza lenti aggiuntive e mantenere al contempo il fuoco all’infinito. La scelta si stava così indirizzando verso queste possibili alternative: Micro Nikkor AF IF ED 200mm f/4D, Voigthlander Apo Lanthar 180mm f/4, Nikkor AF IF ED 180mm f/2.8 e il Sigma APO Macro 180mm f/3.5 EX DG IF HSM. Del primo ne ho sentito parlare molto bene, mai provato ,ma dai risultati visti denota una correzione complessiva elevatissima, soprattutto a livello cromatico. Era il più papabile ma anche il più costoso, difficile da trovare sotto i 700 euro e quindi ben lontano dai limiti che mi ero posto. Il Voigthlander era il secondo nella lista, offre una vera correzione apocromatica, un’ottima costruzione meccanica ma è relativamente difficile da trovare perché non è mai stato prodotto in grandi quantità ed ora è per di più fuori produzione da poco tempo e anche questo ha un prezzo simile al 200mm Nikkor per via di alcuni collezionisti che cercano di accalappiarsi gli ultimi esemplari in circolazione. Il 180 di Nikon invece soffre di un progetto ottico vecchiotto e sebbene sia annoverato come uno dei migliori 180mm in circolazione, sugli astri si sarebbe potuto esibire del leggero residuo cromatico. Per cui sebbene il prezzo rientrasse nel limite prestabilito ero titubante sul da farsi, così sono rimasto in stand-by in attesa di trovare un esemplare usato a cifre da saldi per fare qualche prova ed eventualmente rivenderlo senza perderci troppo. Il sigma infine, era l’ultimo dei miei pensieri, ottima ottica, per carità ma la costruzione meccanica è inferiore agli altri tre, lo schema ottico è molto complesso, 13 lenti che rischiano di produrre riflessi sugli astri, il peso sfiora i 1.000 grammi e il prezzo comunque rimane elevato, pur essendo un’ottica “universale”. Stavo valutando alcuni 180mm ED Nikkor quando ad inizio 2009 scopro una notizia che mi rimescola le carte della “Valerio’s List”. In Spagna è disponibile una soluzione che permette di togliere la baionetta di aggancio ottica originale degli obiettivi Leica e sostituirla con una versione appositamente progettata per i corpi reflex Nikon. Si tratta di un’operazione semplice, fai da te e dal costo assolutamente abbordabile.


 Con un kit acquistabile in Spagna - www.leitax.com - è possibile sostituire la baionetta originale con una adatta ai corpi Nikon  La sostituzione della baionetta è semplice, non richiede più di 5 minuti

Ciò mi ha aperto la strada ad una serie di ottiche prestigiose del catalogo del produttore tedesco, tra questi il mitico Leica APO-Telyt-R 180mm f/3.4, un’ottica progettata negli anni 70 su una commissione specifica dell’U.S. Navy per scopi militari e che richiedeva un obiettivo ottimizzato per offrire le massime prestazioni all’infinito, una correzione cromatica estesa fino all’infrarosso (da qui il suffisso Apo) e una meccanica all’altezza dei requisiti per gli strumenti militari. L’ottica ovviamente raggruppava tutte queste specifiche e dopo qualche anno Leica chiese il permesso ai committenti di mettere in commercio, anche per usi civili, quest’ottica, e gli fu risposto in modo affermativo, nacque così questo obiettivo, rimasto in produzione fino al 1998.

Visto da vicino
 Di solito non utilizzo ottiche scarse, ma anche un Nikon o Canon di fascia alta fatica a tenere il confronto con la meccanica di questo Leica. L’ottica in mio possesso ha circa 30 anni ma osservando e utilizzando l’obiettivo sembra appena uscito dalla fabbrica, ogni aspetto rasenta la perfezione, l’elicoide di messa a fuoco è fluido ma dalla corretta durezza e non mostra il minimo segno di gioco meccanico; il paraluce incorporato estensibile ha un movimento talmente ben frizionato che sembra che non sia stato mai utilizzato prima d’ora; insomma un vero gioiello per chi apprezza anche questi aspetti di un’ottica, aspetti che comunque vanno ad influire sulla resa finale dell’ottica, perché se la meccanica è mediocre, l’allineamento, i giochi possono deteriorare in modo significativo anche un progetto ottico che sulla carta è di elevatissima qualità. Lo schema ottico è relativamente semplice, 7 lenti in 5 gruppi con l’utilizzo di due elementi di vetro speciale, che oggi si definirebbero come ED o alla fluorite, prodotte ovviamente dalla stessa Leitz, azienda detentrice del marchio Leica. L’ottica, definita apocromatica, come da tradizione tedesca non è una semplice trovata di marketing ma una rassicurazione sulle specifiche del progetto ottico che garantisce la capacità di mantenere contemporaneamente a fuoco tre lunghezze d’onda diverse; inoltre l’Apo Telyt offre una correzione cromatica estesa fino al pieno infrarosso: 900nm, non richiedendo così alcuna modifica del fuoco per soggetti ripresi a banda stretta tra i 400 e i 900nm!  La luminosità non è elevatissima, solo f/3.4 ma l’ottica è ottimizzata proprio per questa apertura, quindi non è necessario diaframmare per migliorare le prestazioni, inoltre essendo anche ottimizzata per soggetti posti all’infinito, si trova particolarmente a proprio agio con i target astronomici. Il barilotto è interamente in metallo, anche la zigrinatura sull’anello di messa a fuoco. Di negativo ho trovato sostanzialmente due aspetti: il primo è l’utilizzo di un attacco filettato per i filtri assolutamente fuori standard (59mm x 0,75mm) e l’assenza di un collare, anche opzionale, per il treppiede, presente invece per le versioni f/2.8 e f/2 dello stesso produttore. Il peso non è trascurabile, anzi lo definirei elevato in considerazione dell’apertura modesta (f/3.4) dell’obiettivo: ben 750 grammi.

La prima luce
Il battesimo del cielo è avvenuto il 21 marzo ’09, da Pian dell’Armà (PV) in una fredda ma limpida notte di inizio primavera. Montato sulla Canon con il solito anello adattatore ho puntato il cuore dello Scorpione, la zona di Antares M4 e Rho Ophiuchi. Avrei voluto utilizzare la Nikon ma ad oggi non ho ancora l’adattore per i filtri e senza tagliare UV e infrarosso probabilmente l’immagine ne avrebbe risentito malgrado l’ampia correzione cromatica dell’obiettivo. Guido con il cercatore Stellarvue e Magzero, il tutto sulla Orion Atlas EQ-G. Purtroppo il peso non trascurabile dell’ottica ha generato una piccola rotazione durante le pose, poiché la fotocamera era fissata con il solo attacco sul fondello e si trovava in posizione verticale, la peggiore in fatto di stabilità in queste condizioni. La messa a fuoco migliore si ha con la tacca di riferimento sul barilotto dell’obiettivo esattamente sul simbolo dell’infinito, a fondo scala, non mi sarebbe dispiaciuto poter andare oltre per verificare che quello sia veramente la miglior posizione del fuoco, vabbè, mi fido.

I risultati, a parte il leggero allungamento delle stelle  in alcune pose dovuto alle flessioni del sistema di ancoraggio della reflex sono molto incoraggianti. La resa è uniforme su tutto il campo e non si notano vistosi aloni di residui cromatici intorno alle stelle più luminose. C’è un po’ di vignettatura, ma meno di quanto mi aspettassi leggendo in giro del comportamento di quest’ottica nella fotografia tradizionale.
8x600s 400ISO f/3.4
Il risultato di 8 pose da 10 minuti conil Leica APO 180mm f/3.4 usato a tutta apertura

Come primo testo non è niente male; certo però che sullo scorpione ci devo tornare.

Per sempre, senza riserve?

Difficile rispondere, ma tendenzialmente sono portato a credere che sarà così. E’ un’ottica dalle prestazioni esaltanti e soprattutto è un pezzo di storia della fotografia, il fatto poi che sia anche particolarmente adatto ad un impiego in campo astronomico non fa altro che rafforzare la mia speranza.
Cosa non mi piace?
Beh, la filettatura dei filtri è davvero scomoda e rende complesso utilizzare filtri di tipo astronomico come gli H-alpha o simili, l’assenza di un supporto per il treppiede non è così grave anche se mi avrebbe fatto comodo e la modifica che consente di montarlo sui corpi Nikon fa perdere il blocco all’apertura massima, ovvero la ghiera ruota un po’ oltre sia al diaframma minimo che a quello massimo e occorre prestare attenzione, soprattutto al buio, per capire a quale valore è stata selezionata la ghiera dei diaframmi. La realizzazione compatta dell’obiettivo ha portato a un po’ di vignettatura, comunque eliminabile con un semplice flat field. Nulla da dire invece sulla resa ottica, da puro riferimento, e ciò per adesso basta e avanza.
C’è di meglio?
Difficile a credersi ma sì, c’è di meglio. E il primo che mi viene in mente è proprio la nuova versione f/2.8 di questo teleobiettivo, ma non ha lo stesso fascino di quest’ottica, e soprattutto costa uno sproposito in più…ah benedetti euri!
 
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