Alla ricerca del setup definitivo...

 

 

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Vixen Visac VC-200L Stampa E-mail

Valutazione utente: / 13
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Non è ancora la recensione classica ma solo un "diario di bordo", giusto per rinfrescare il sito in questi mesi di inattività...
Un po' di storia...

Mercoledì 17 dicembre 2008
E' un periodo incasinatissimo, ma riesco finalmente a portarlo a casa, si tratta del vecchio Vixen Visac modello con la culatta con la colorazione verde, tenuto benissimo, sembra nuovo. Al primo contatto mi impressiona il focheggiatore, identico come diametro e tipologia a quello del mio vecchio Vixen NA120S, ma qui sembra tarato alla perfezione, ha la giusta resistenza e anche tutto estratto non balla di una frazione di millimetro. Bene!
Il tubo non ha il seppur più piccolo segno d'uso, solo la barra vixen mostra qualche impronta della vite di fermo della montatura, segno che almeno è stato usato. Bello il supporto piggyback, robusto e con una larga base d'appoggio...immagino già le foto a largo campo.
Il resto della dotazione è il minimo sindacale, ma è quello che offriva Vixen ai tempi, ovvero tappo copriottica (e vorrei vedere il contrario!!!), cercatore 6x30 identico a quello dei miei precedenti Vixen NA120S e 80M e il raccordo per gli oculari da 31,8mm, null'altro.

Venerdì 19 dicembre 2008
Inizio a rendermi conto di avere il tele con il diametro e la lunghezza focale più grande che abbia mai posseduto, spazzando via il vecchio primato del NA120S (120mm per 800mm si focale)...pardon, il primato spetta al Celestron C6 (150mm per 1500mm), tenuto talmente poco che me ne ero dimenticato!
Faccio il punto sulla situazione accessori: voglio fare foto.
Mi servono gli accessori.
Mando qualche mail ai vari negozi e finalmente trovo chi ha già tutto il minimo per iniziare, ovvero tubo di prolunga per il focheggiatore, attacco per la fotocamera e un portaoculari da 2", faccio l'ordine on-line che ormai è già scoccata la mezzanote ed è sabato. Servirebbero tante altre cosette, dagli anelli stringitubo per aumentare la rigidità, una bella borsa per il trasporto e il riduttore f/6.4, ma non è proprio periodo di spese extra; prima voglio vedere se questo nuovo contatto con gli specchi sarà duraturo nel tempo...

Sabato 20 dicembre 2008
Ho un tele nuovo e stranamente è sereno...qui gatta ci cova.
Non perdo l'occasione per fare il battesimo con il cielo. Porto in cortile la piccola montatura Takahashi EM-10 e non resisto ad appiccicare sul Piggyback del Visac un'altra new entry, la Nikon D700, una reflex full frame in grado di spingere la sensibilità del proprio Cmos alla ragguardevole sensibilità di oltre 25.000 ISO! ...per l'occasione gli monto un 105mm f/2.5 con un filtro H-alpha da 6nm, anche se non è modificata la camera è talmente tanto sensibile che ce la fa anche con il filtro a banda stretta; ma questa è un'altra storia.
Dunque, dicevo, porto il Vixen sotto il cielo ed inizio ad osservare.
Il tubo non è in temperatura, ci sono si e no 4°C e in casa circa 21°C, anche con un oculare da 28mm, arrivato a un certo punto, è tutto impastato, non si riesce a focheggiare, troppa turbolenza. Tutta un'altra storia rispetto ai piccoletti da 6 e 7 cm a lenti. Poco male, inizio qualche foto di backstage del sistema e poi, dopo un'oretta ributto l'occhio all'oculare.
Meglio, ma la serata è davvero pessima.
Mentre prima non riuscivo a separare le 4 stelle più luminose del trapezio centrale di M42 con un Meade UWA 8.8mm serie 4000, ora almeno le quattro stelline sono ben distinte, forse ne vedo una quinta ma si muove tutto...seeing, la montatura sembra reggere alla perfezione il grosso scaldabagno della nonna (mia nonna aveva uno scaldabagno bianco così...forse un po' più grosso e senza la scritta Vixen sul lato).
M42 comunque, nell'erfle da 15.5mm è un qualcosa di sorprendente da casa mia, come non l'ho mai vista (in montagna l'ho sempre vista meglio, sia chiaro), ma da casa, sotto tutte quelle luci, mostra comunque tutti quei drappi di luce verde-grigiastra, ricchi di intarsi luminosi e cosparsi di piccoli puntini luminosi e chiaroscuri da tenere l'cchio incolalto all'oculare, è un qualcosa di davvero emozionante. Le stelle però, sarà per il seeing, sarà per il tubo aperto più sensibile alla turbolenza, sono ben distanti da poter essere paragonate a quelle offerte da un rifrattore. Sono dei bei pallini, altro che punte di spillo. Di disco di Airy e anelli di diffrazione neanche l'ombra, solo luce in continuo movimento...provo per gioco il TeleVue Nagler zoom 2-4mm ...rido. Rimetto il Meade da 8.8mm ma la visione migliore si ha con l'erfle da 15.5mm, forse il 32mm da 2" sarebbe l'ideale ma non ho ancora il raccordo per gli accessori da 2". Provo a sfocare l'immagine e sia in intra che in extra focale compare il buco nero del secondario e l'ombra delle quattro razze spesse, così ad occhio sembra anche ben collimato, ma non ho esperienza per valutare adeguatamente la cosa, voglio aspettare una sera come si deve e una stella a cui si vedono i dischi di diffrazione. Chiudo moderatamente soddisfatto. Il tele si è dimostrato leggero e pratico da usare, molto di più del rifrattore d 12cm acromatico. E' sensibile alla turbolenza e la sera non era delle migliori; non ho però fatto prove comparative con i piccoletti a lenti, magari anche con quelli non avrei visto nulla...magari, perchè non ho provato; magari invece con quelli avrei avuto delle visioni sublimi, non ci credo però. Ora attendo gli accessori per fare le prove che più mi interessano; ovviamente qui è calata la nebbia.

Martedì 30 dicembre 2008
Accessori arrivati, si tratta del tubo di prolunga da 60mm, dell'attacco Vixen wide generico da 60mm su cui applicherò i raccordi Nikon e Canon a secondo dell'esigenza e del portaoculari da 2" Baader. Ovviamente oggi è brutto, non piove ma il cielo è coperto. Le previsioni inoltre non promettono nulla di buono per altri 3-4 giorni e la Luna nuova è passata da neanche 3 giorni. L'attesa per la prima luce slitterà ormai a 2009 inoltrato, peccato.Mi sa che lo proverò sulla Luna!

Gennaio 2009
E’ sereno ma siamo sotto lo zero. Monto tutto in giardino, punto la Luna ma la visione è fortemente limitata dalla turbolenza creata dal telescopio non ancora in temperatura. Decido di lasciare tutto all’aperto e mi ripresento quasi due ore dopo. Ora la visione è da manuale, c’è solo una leggera collimazione che metterò a posto in futuro. Monto la Nikon D700 e inizio a fare qualche foto, il cielo non è trasparente e anche il seeing non è proprio perfetto. Il Visac va bene anche sul formato 24x36mm, le stelle sono puntiformi, già questo è un bel traguardo. La vignettatura c’è ma è facilmente domabile, solo il raccordo wide provoca un taglio di luce ai bordi estremi del campo inquadrato, peccato; dovrò croppare un po’ l’immagine. Sul formato Dx invece avrò un campo perfettamente illuminato. Al momento non ho ancora il riduttore (che ho ordinato) vedrò con questo come si comporta.

Febbraio 2009
E' arrivato il riduttore, sul 24x36 c'è una caduta di luce sensibile mentre per il formato DX e APS il campo è ben illuminato, seppure con una leggera caduta di luminosità ai bordi.

Giugno 2009
In attesa di provarlo seriamente sul cielo ho recuperato una maschera di Bathinov per il fuoco, da testare...

Luglio 2009
Sono passati 6 mesi e non ho ancora reso operativo il Visac, mi sono però arrivati proprio in questi giorni gli anelli per il tubo, necessari per evitare le flessioni del tubo (o almeno così spero) perchè nei brevi test eseguiti a casa ancorando il Visac con la sua barra a coda di rondine originale che è vissata sul lamierino del tubo, ho notato una leggera elongazione delle stelle. Ora devo trovare il modo di fissare il piccolo Takahashi FS-60C al tubo in maniera stabile e poi dovrei esserea posto per l'inaugurazione sotto un buon cielo.

 

15 luglio 2009
 Prove tecniche di ripresa. Ci siamo, il setup lo potrei definire completo, forse una barra a coda di rondine più lunga per poter spaziare meglio gli anelli potrebbe essere un upgrade sensato, ma da quanto ho visto, sembra funzionare bene già così. In una torrida e afosa serata di luglio sono ho portato in giardino il setup “grande”, ovvero Orion Alas EQ-G, Vixen Visac VC200L e Takahashi FS-60C più i soliti ammenicoli per far funzionare il tutto: batterie, notebook, Magzero MZ5n, riduttore per il Visac, Nikon D40 modificata e filtro Astronomik H-alpha da 6nm.
Ho optato per mettere la guida (il taketto) sopra al Visac in modo da facilitare il bilanciamento e il tutto è ben saldo e il fatto di non dover disassare la guida rende il setup estremamente solido, o almeno queste sono le mie speranze. Monto il tutto e cerco un oggetto da utilizzare come primo target e al contempo provare il software Guidemaster che in abbinamento al DSUSB Shoestring mi permette anche il Dithering. C’è M57 che si sta alzando da Est, la punto e inizio una posa da 10 minuti a 1600ISO utilizzando il filtro Astronomik H-alpha da 6nm. La calibrazione avviene in poco tempo e il tele sembra inseguire bene. Terminata la posa mi sorprende come la piccola nebulosa ad anello della Lyra sia ancora così piccina malgrado i 1250mm di focale; c’è anche parecchio rumore nel file, ma la temperatura è di quasi 24°C e non c’è un filo d’aria. I l cielo è sereno ma modesto, riesco a intravedere le 5 principali stelle del cigno, M13 lo intravedo in visione distolta in un binocolo Zeiss 8x20, ed è praticamente allo Zenith. Il filtro H-alpha ha però fatto miracoli, l’anello c’è ed è anche straordinariamente evidente. Opto però per qualcosa di più grande: M27. Inizio così una serie di pose da 10 minuti con gli stessi parametri della precedente. L’inseguimento è ok e la funzione dithering funziona alla grande; l’unica accortezza è quella di mettere una pausa tra una foto e l’altra sufficientemente lunga per permettere alla montatura di rientrare la stella guida nella nuova posizione; infatti le prime foto mostrano qualche problema perché nei secondi iniziali dello scatto il telescopio stava ancora viaggiando alla ricerca della nuova posizione della stella guida. Sono passato così da 20s a 150s tra una posa e l’altra per permettere anche di raffreddare un po’ il sensore ma l’afa e il caldo della notte estiva hanno avuto la meglio. Dopo il primo scatto, già il secondo mostrava un netto aumento del rumore e dal terzo in poi il rumore diventava davvero massiccio ed invadente. Ho smontato il tutto con all’attivo circa 2 ore di integrazione; dopodichè ho fatto qualche dark e i flat. Il sistema sembra funzionare.

M27 dumbell nebula - 14x600s @1600ISO - Nikon D40 mod. - Astronomik H-alpha 6nm da 2" - 24°C - 9 dark - 11 flat - 11 bias - elaborazione con DSS e Photoshop CS3


Confronto tra uno scatto singolo da 600s non elaborato e la somma ei 14 scatti calibrati ed allineati

 

 

Partiamo dalla descrizione. Il Visac o VC-200L, da non confondersi con il fratello VMC-200L nato invece per il visuale, è un catadiottrico da 20cm di diametro f/9, quindi con 1.800mm di focale.
 Il tubo è aperto e non ha la classica lastra delle configurazioni Schmidt-Cassegrain e non rientra nemmeno nelle caratteristiche delle altre note configurazioni come la Cassegrain pura, i Ritchey-Chretien o i Dall-Kirkham; si tratta infatti di una configurazione ottica ad-hoc sviluppata da Vixen per offrire le massime prestazioni nel campo fotografico. Lo specchio principale da 20cm è infatti caratterizzato da uno specchio asferico di sesto ordine, ovvero con una curvatura non sferica e nemmeno parabolica, ma che ricalca una complessa forma sferica variabile, la cui curvatura cambia sei volte e la cui realizzazione è piuttosto costosa.



L'ostruzione è davvero sensibile, circa uno 0.4, il che non lo rende ideale per l'osservazione planetaria  Sul retro sono visibili le coppie di viti per la regolazione del primario e del focheggiatore
 
 
Le razze di sostegno sono piuttosto spesse (5,7mm)ma aiutano a rendere la collimazione più stabile
 Il Visac offre la possibilità di collimare sia il primario che il focheggiatore. oltre ovviamente al secondario

La luce riflessa dallo specchio primario viene poi riflessa dal secondario, che ostruisce di circa 0.44 e che viene sorretto da quattro spikes di spessore sensibile, ben 5,7mm. Prima di raggiungere il fuoco, il fascio di luce proveniente dal secondario passa attraverso un tripletto di lenti con posizionamento fisso che corregge ulteriormente le aberrazioni e permette di creare un cerchio di copertura in grado di illuminare pienamente anche il campo coperto dai sensori da 24x36mm. Specchio primario, secondario e focheggiatore sono collimabili, una libertà d’azione difficile da riscontrare in altri strumenti di questa classe.

 
 
 Il gruppo ottico spianatore è fisso, in modo da evitare problemi di mal correzione nel caso si utilizzino raccordi di spessore differente a quello standard  Il focheggiatore a cremagliera è di qualità più che discreta e ha una corsa di 59mm,non sufficiente a raggiungere il fuoco con gli oculari o con la reflex senza tubi di prolunga


 Il focheggiatore è il classico modello Vixen a pignone e cremagliera. Il diametro è di 6cm e ha una corsa di 59mm. Dispone di viti per la regolazione fine e se ben calibrato offre una scorrevolezza più che discreta e nessun gioco apparente. Una vite di blocco consente di fermare nella posizione voluta il focheggiatore ed evitare variazioni anche se si impiegano fotocamere pesanti. Il fuoco fuoriesce di molti centimetri, e per focheggiare correttamente, anche utilizzando una reflex che ha un tiraggio, da sola, di quasi 5cm, occorre utilizzare un tubo di prolunga da 6.5cm che Vixen offre tra gli accessori. La prolunga si avvita al focheggiatore divenendo così parte integrante dello stesso per evitare possibili flessioni o perdite dell’assialità tipiche di quando invece si utilizzano tubi che si montano uno dentro all’altro. Per migliorare il rapporto focale del telescopio è possibile utilizzare il riduttore specifico che porta la focale a 1280mm e la luminosità a f/6,4, un valore molto più interessante per le reflex digitali. Il riduttore si applica al focheggiatore tramite la filettatura presente alla fine dello stesso mentre dal lato della fotocamera, un altro sistema di anelli consente di mantenere la giusta distanza tra spianatore e piano del sensore. L’aspetto negativo di tutto il sistema è che non consente l’utilizzo di filtri (* vedi paragrafo più avanti). Infatti sia sul blocco dello spianatore sia sui diversi raccordi per collegare la fotocamera, non sono presenti filettature in grado di accettare i filtri. Ho risolto incastrando i filtri da 2” a cui applico un anello step-down da 52 a 48mm per allargarne il diametro e permetterne l’inserimento in un vano presente tra i raccordi che collegano la fotocamera allo spianatore. Un piccolo pezzetto di scotch offre la garanzia di mantenere bloccato il filtro, mentre la planeità dello stesso è garantita dall’appoggio dell’anello step-down su di un gradino interno ai raccordi. Non è elegante come soluzione ma almeno consente l’utilizzo dei filtri.Il grosso tubo bianco del telescopio, che ha un diametro esterno di 234mm si presenta più lungo dei classici telescopi SC da 8” per via della diversa configurazione ottica.  Per tutta la lunghezza del tubo è stata applicata una coda di rondine per l’aggancio alla montatura. Questa barra però è stata ancorata direttamente alla lamiera del tubo, che seppur di un certo spessore, non garantisce una rigidità elevata, soprattutto quanto il telescopio viene posizionato verso il meridiano, quindi con l’attacco alla montatura di lato. In questa situazione, sotto il peso dello stesso tele, piccole deformazioni portano a flessioni differenziali rispetto al tele guida che possono compromettere il risultato fotografico nelle foto a lunga posa. Per aggirare il problema ho eliminato la barra originale e ho applicato due anelli Vixen da 234mm di diametro interno che migliorano la rigidità complessiva; inoltre il tele guida viene applicato direttamente agli anelli. Sulla parte superiore della culatta è presente un attacco piggyback per la fotografia in parallelo. Il tappo frontale dell’ottica, non presenta i fori di apertura limitata per un eventuale utilizzo sul Sole, campo in cui credo sia poco opportuno utilizzare un tubo aperto, e per di più, con un sistema di lenti poco distante dal piano focale. Per la messa a fuoco mi sono dotato di una comodissima maschera di Bahtinov che consente di ottenere il fuoco con precisione e relativa semplicità. Il focheggiatore non dispone di riduzione anche se Vixen di recente ha messo a catalogo un accessorio in grado di aggiungere la riduzione 7:1 ma a un prezzo un po’ eccessivo (circa 250 euro), per cui per ora continuo a lavorare con la messa a fuoco standard.

Prestazioni
Ovviamente parlo quasi esclusivamente in campo fotografico, essendo questo il settore per cui è nata quest’ottica. Vixen, ai tempi della presentazione, 1995, dichiarava l’assenza virtuale di qualsiasi aberrazione ottica sul formato 24x36mm, con la capacità di rendere stelle ai bordi del fotogramma di dimensioni inferiori ai 15 micron. Certo, erano i tempi della pellicola quelli, ma anche in piena era delle D-SLR questo tele sembra offrire prestazioni degne di nota. Personalmente, e forse per motivi preventivi, non ho mai amato molto gli specchi, non so bene il perché, ma il contrasto offerto dai sistemi a rifrazione hanno abbracciato meglio la mia idea di come vedere, poi, invece sul quanto vedere si potrebbe discutere… e’ significativo comunque che mi interessi come si “vede” attraverso un telescopio, per poi utilizzarlo quasi esclusivamente per farci foto, comunque sono fatto così, punto. Parte quindi con qualche riserva il Visac, con in più la noia della collimazione, aspetto sconosciuto per tutti i miei precedenti telescopi a lenti ma che per fortuna ho scoperto che nel Visac si mantiene bene anche durante il trasporto. Sul campo, utilizzato con un sistema solido di anelli per evitare flessioni, il VC200L si è comportato davvero bene, sia sul formato DX (o APS) sia sulle reflex full frame la resa è decisamente buona. Ci sono gli spikes, certo, ma in alcune foto non ci stanno poi tanto male e ci sto facendo l’abitudine; finiranno per piacermi, lo so. Un aspetto che non avevo previsto nell’utilizzo di focali lunghe (di norma fotografo con i 330mm del Borg 77ED o i 370mm del Takahashi FS-60C) è che anche da cieli moderatamente inquinati si riescono a contenere un po’ di problemi che affliggono invece le riprese a campo medio, come i gradienti. Ho così ripreso a fotografare da casa, utilizzando ovviamente filtri a banda stretta per cercare di aggirare gli effetti nefasti dell’inquinamento luminoso: H-alpha e OIII sono diventati abituali compagni di riprese, due filtri che giacevano quasi del tutto inutilizzati da tempo, l’OIII poi non l’ho mai utilizzato in oltre un anno e mezzo se non per una fugace prova appena acquistato. La prima luce fotografica infatti è stata realizzata da casa, nel solito ed inquinatissimo giardino sotto un cielo di quelli pessimi, circondato da luci, umidità e ogni altra cosa possa danneggiare la riuscita di una qualsiasi immagine astronomica. Malgrado le precarie condizioni di ripresa, sono riuscito ad ottenere un’immagine gradevole, frutto però di diverse serate dedicate allo stesso soggetto, la nebulosa planetaria M27. Ho totalizzato 5 ore in H-alpha e 120 minuti in OIII, il tutto con una reflex Nikon D40 modificata. Per la guida ho potuto sperimentare con successo il piccolo Takahashi FS-60C, che con i suoi 370mm (ho utilizzato infatti anche lo spiantore dedicato) abbinati alla solita Magzero MZ5n sono stati più che sufficienti a garantire un corretto inseguimento del Visac ridotto a f/6,4. Nella prima uscita sotto un cielo decente ho potuto verificare le reali prestazioni dello strumento. Si tratta delle prime immagini, quindi passibili ancora di un miglioramento sotto il punto di vista della gestione del tele, primo su tutti, la collimazione, ma come dimostra la resa su M20, la nebulosa Trifida, sono moderatamente ottimista su quello che si potrà ottenere in futuro: l'ottica è indubbiamente spianata e non presenta il seppur minimo segno di residuo cromatico. Gli spikes sono evidenti e vanno accettati per quello che sono e con un po' di pazienza si possono sfruttare ai fini creativi.
 Visac @f/6,3 7x600s @400ISO Nikon D40

Filtri impossibili?
Devo ammettere che appena ho esaminato i raccordi e il riduttore del Visac sono rimasto alquanto deluso. Certo, sperare di trovare un bel cassettino porta filtri come quello Borg, in grado di accettare diametri da 2” (48mm) e da 52mm, sarebbe stato chiedere davvero troppo, ma almeno la possibilità di avvitare un maledetto filtro da qualche parte sarebbe stata cosa più che gradita. Anche confrontandomi con l’amico Giancarlo, alias Pilolli su Astrofili.org, siamo venuti alla conclusione che è praticamente impossibile avvitare filtri sul raccordi originali Vixen del Visac. La soluzione più ovvia è quindi quella di utilizzare i filtri da inserire nel bocchettone delle reflex, come i modelli Astronomik, ma questi sono adatti solo ad alcune fotocamere, e solo Canon, una soluzione che poco si adattava alle mie esigenze. Un’alternativa l’ho scoperta poco dopo, ovvero tra il raccordo T2 della reflex e il blocco del riduttore c’è abbastanza spazio per accomodare un filtro da 2”. Per evitare che questo si muova durante la posa occorre alloggiarlo assieme a un anello step-up da 48 a 52mm a cui vanno aggiunti intorno degli spessori, carta o pezzi di gomma vanno benissimo, per bloccare nella sede il filtro. Non è certo una soluzione ottimale ed elegante ma ha dimostrato di essere sufficientemente valida, anche se poco pratica, sul campo. Rianalizzando meglio i vari raccordi, ho notato che il blocco che unisce il riduttore all’anello T2 ha una filettatura da 55mm! Utilizzando quindi un anello step-down da 55mm a 48mm da tenere montato fisso all’interno del raccordo, si crea una filettatura pronta ad accettare i comuni filtri da 2”. La praticità non è ai massimi livelli perché occorre staccare l’anello con il raccordo T2 per cambiare filtro, ma almeno si ha una ragionevole certezza che il filtro montato sia perpendicolare all’asse ottico del telescopio.

 
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