Alla ricerca del setup definitivo...

 

 

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Borg 77ED II, l'astrografo trasformista Stampa E-mail

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 Un telescopio trasformista. Il Borg 77ED II si può adattare ai più svariati impieghi, limitatamente al suo diametro, grazie alla nutrita lista di accessori disponibili dal produttore giapponese. La base di partenza è un rifrattore con doppietto ED da 77mm con focale di 510mm, quindi con apertura relativa pari a f/6.6 montato su un tubo di soli 8cm di diametro (ricordo che il diffuso 80ED cinese ha un tubo di 10 centimetri di diametro che lo rende molto più grosso e ingombrante, per non parlare anche della cella e del paraluce fisso sovradimensionato). Il Borg invece dispone di un pratico paraluce retrattile che ben si sposa con il concetto di compattezza e modularità del brand del sol levante. Il tubo dispone di uno zoccolo utilizzabile sia per montarci un cercatore – sono infatti presenti i fori con le filettature dei principali cercatori Vixen, Takahashi, Kenko e ovviamente Borg –  sia per collegarlo al treppiede fotografico tramite il classico foro filettato da un quarto di pollice con 20 passi per pollice.
 Il focheggiatore è un inusuale sistema elicoidale, del tutto simile a quello presente negli obiettivi fotografici, sufficientemente morbido e dotato di vite di blocco. Una scala graduata, oltre e permettere di ritrovare velocemente la posizione del fuoco, consente anche una discreta precisione grazie alle tacche che indicano spostamenti pari a 1/10 di millimetro. Dietro al focheggiatore sono montati due prolunghe (modello 7508 Short e modello 7509 long) che accettano accessori da 2” e che permettono, tramite la loro combinazione, di raggiungere il fuoco con praticamente tutti gli accessori a mia disposizione (diagonali da 2”, fotocamere, ecc…). Alle due prolunghe, o direttamente sul focheggiatore elicoidale si avvita un adattatore (mod. 7522) che consente a sua volta di applicare un classico anello di raccordo fotografico T2 per le reflex o un portaoculari da 31,8mm. La parte interna, inoltre, accetta filtri con passo fotografico da 52mm di diametro.

L’impressione generale che ho avuto sul Borg 77 ED II comunque è di un prodotto ben costruito e discretamente solido,solo il tubo estensibile (il terzo pezzo, quello centrale, nella foto) ho notato che crea micro flessioni sul percorso ottico. Fortunatamente Borg offre delle valide soluzioni per ovviare al problema

Il paraluce, al tatto, appare realizzato con un lamierino un po’ leggero, che comunque è sufficiente allo scopo ma non è paragonabile alla versione corazzata applicata di serie sul William Optics 66 SD; ma ciò ha indubbiamente contribuito a contenere il peso complessivo del tele. Ora dovrò scegliere come montarlo: Borg offre due anelli o una culla a cui applicherò probabilmente la classica slitta a coda di rondine. Non mi dispiacerebbe nemmeno spostare l’elicoide nella parte frontale per utilizzarlo come un normale teleobiettivo a messa a fuoco manuale anche se il suo impiego principale sarà comunque come tele guida, e in questa veste dovrebbe risultare più che adeguato senza svenarmi in 47.000 nuovi accessori. Ho però già buttato un occhio al catalogo Borg e ho visto che sembrerebbe possibile inserire un adattatore con passo per gli accessori Takahashi e non mi dispiacerebbe affatto poter fare due prove con l’Extender-Q (ottimo sul Takahashi FS-60C) o con il riduttore dello Sky90, due accessori che già compongono la mia dotazione. Se poi tutto funzionerà a dovere potrei fare un pensierino anche al focheggiatore Feather Touch, l’unico crayford che mi sia capitato di provare e che mi è piaciuto subito senza riserva ;-) …e poi c’è anche quel fantastico riduttore fotografico ED a 4 lenti che lo trasformerebbe in un astrografo f/4.3…mamma mia, troppa roba!

Direttamente dal mio Blog:
- Il Borg su Marte
- Il Borg su Saturno
- Il Borg sulla Luna

Visuale
E passato un po’ di tempo da quando ho scritto la presentazione di questo tele e ho avuto finalmente l’occasione di farmi un’idea un po’ più precisa. Nel frattempo ho recuperato l’anello N°7430 che permette di utilizzare l’ExtenderQ Takahashi anche su questo telescopio e poi, oltre ai classici anelli per il tubo (che ha lo stesso diametro del Takahashi FS-60C) ho aggiunto il riduttore/spianatore DG.L 0.85x N°7887 per sfruttarlo anche in ambito fotografico. Ovviamente tra meteo inclemente e tempo libero praticamente nullo ho avuto davvero poche occasioni di usarlo fotograficamente, così per ora mi soffermerò sulle prestazioni in visuale. Le dimensioni estremamente compatte l’hanno promosso a tele più comodo per le osservazioni da casa, tanto che il piccolo Takahashi FS-60C sta accumulando ragnatele nell’armadio. E sì, perché questo doppietto da 77mm, se accoppiato all’ExtenderQ Takahashi, offre prestazioni davvero apprezzabili, e grazie anche all’apertura maggiore riesce a mostrare su pianeti e Luna un maggior numero di dettagli dell’altro illustrissimo giapponesino. Ma veniamo alle prestazioni; inizio con la Luna.
Il nostro satellite ormai lo scruto con una sola combinazione: Borg 77ED, ExtenderQ e oculare TeleVue Nagler Zoom 2-4mm, ovvero da 200 a 400x di ingrandimento, ottimamente supportato dal piccolo telescopietto. Il residuo cromatico è, ai miei occhi, totalmente invisibile, solo sfocando, il bordo lunare si tinge leggermente di Magenta o Viola in base alla direzione dello spostamento del focheggiatore. A minor ingrandimento la Luna appare tridimensionale, eccellente la visione prodotta dal Meade UWA 8,8mm che lavora a circa 100x. Quasi abbagliante la Luna invece con oculari a focale più lunga, come l’Erfle 15,5mm o il cinesone da 32mm, che è risultato eccellente per scrutare il nostro satellite naturale in occasioni di congiunzioni particolari.
Giove e Marte, soprattutto quest’ultimo, mi ha dato parecchie soddisfazioni, più di quanto sia riuscito a vedere attraverso l’eccellente Vixen NA120S che, sul pianeta rosso, soffriva nel mostrare i dettagli a causa del cromatismo che annegava le deboli variazioni di albedo della superficie del pianeta mentre nel piccolo Borg i dettagli erano decisamente più puliti ed evidenti. Stessa cosa per Giove dove il maggior contrasto del 77mm compensava in parte il maggior diametro e risoluzione del Vixen da 120mm acromatico. Saturno bello, ma il vantaggio della maggiore correzione cromatica non ha mai permesso di eguagliare le performance del Vixen, Passando al deep, beh, qui le prestazioni sono ovviamente sempre inferiori al Vixen, ma se non si ha la possibilità di gestire un tubone grosso, il Borg apre le porte a osservazioni comunque interessanti con un setup davvero minimalista. Da un cielo inquinato come la periferia di Milano si osservano comunque la maggior parte degli oggetti Messier, e da un cielo di montagna le visioni diventano molto più interessanti: i globulari più luminosi iniziano a sgranarsi, le galassie più famose lasciano intuire la forma così come le nebulose che offrono visioni appaganti. Se poi si fa uso di filtri appropriati, allora tutto diventa ancora più evidente, ottimi l’OIII e l’UHC. Se dovessi stilare una lista di pro e contro, direi che senza alcun dubbio l’intubazione compatta e modulare, forse un po’ leggerina, è uno dei vantaggi maggiori; infatti con un volume di poco superiore ai classici 6cm, si ha la possibilità di sfruttare un’area di raccolta luce del di oltre il 60% maggiore, con tutti i benefici del caso.  L’ottima correzione generale di questo doppietto lo rende adatto alle osservazioni ad alta risoluzione e la presenza di specifici spianatori/riuduttori aprono la strada al mondo fotografico, ma di questo me ne occuperò nel prossimo paragrafo. Come sempre però non è tutto oro ciò che luccica. Il doppietto è ottimo sotto molti punti di vista ma in caso di agitazione atmosferica e seeing pessimo si nota la presenza di colori spuri nell’immagine agitata. La parte più negativa rimane però l’intubazione che reputo un po’ leggerina, per il visuale va bene ma per le foto siamo un po’ al limite, anche se il WO 66 SD che sembra meccanicamente un carro armato poi sul campo qualche leggera flessione la introduceva lo stesso. Curando però il montaggio penso si possa avere un setup sufficientemente rigido e affidabile. Il focheggiatore di tipo elicoidale non è il massimo per il visuale; esiste però l’ottima alternativa del Feather Touch…un’alternativa tanto bella e funzionale quanto costosa…ci penserò, forse in futuro, chi lo sa?
 Uno degli aspetti che meno mi hanno entusiasmato di quest'ottica è la scelta di alcune soluzioni a livello di materali impiegati. Ciò va chiaramente nella direzione di contenere pesi e dimensioni, e da questo punto di vista è un obiettivo pienamente raggiunto. Tuttavia rimangono degli aspetti che limitano un po' la piacevolezza e anche la resa complessiva di questo bello strumento.
Il paraluce, per esempio, è fatto con un metallo molto sottile che al tocco dà l'impressione di essere molto delicato e se a questo aspetto aggiungiamo pure che nel suo movimento (è infatti di tipo retrattile) balla un poco, l'impressione che ne scaturisce è di un qualcosa di assolutamente mediocre e di scarsa precisione. Se non si può far nulla per il metallo impiegato (quello del piccolo Takahashi FS-60C invece è assolutamente massiccio e di spessore almeno triplo rispetto a questo, si può invece correggere il leggero gioco che ha il movimento del paraluce. per fare questo è sufficiente svitare l'anello frontale del paraluce che libera così il corpo del paraluce e che può  così essere fatto scorrere fino a liberare alla vista la cella dell'obiettivo su cui sono applicati dei vellutini che fungono da sistema di attrito per il movimento del paraluce. Nel mio esemplare il tutto era tanto debole, che se puntavo il telescopio oltre i 60° verso l'alto, il paraluce scivolava indietro solo per il suo peso...ed è un paraluce davvero molto leggero! Comunque applicando dei leggeri spessori, in velluto, plastica. gomma o altro materialeleggermente comprimibile è sufficiente per ricreare il giusto attrito e ripristinare il corretto funzionamento del paraluce. Tra gli altri aspetti poco positivi riscontrati nel Borg 77ED II vi è anche il ssitema di allungamento telescopico del tubo principale, che può introdurre lievi flessioni nella struttura del tele stesso; ma di questo e di come risolvere la questione ne parlo nel capitoletto successivo "l'eliminazione delle flessioni"
 
Fotografia
510mm f/6.6, sono questi i dati di targa del doppietto Borg. Per la fotografia sono valori interessanti perché sia focale che apertura ne fanno uno strumento multiuso. Essendo però un doppietto, sui grossi sensori delle reflex digitali non consente di avere un campo perfettamente spianato, è fisiologico. Borg mette a disposizione però dei riduttori/spianatori specifici che permettono di portare il telescopio a lavorare a f/5.6 e a f/4.3. Nel primo caso si tratta del riduttore N°7887 DG.L  che riduce la focale di un fattore 0,85x (430mm @f/5.6) il secondo, N° 7704 definito Super Reducer, invece è un raffinato sistema a 4 lenti, di cui una in vetro ED,  che porta la focale a soli 330mm e l’apertura a un ottimo valore di f/4.3. Le due versioni consentono di trasformare il Borg 77ED in astrografo, rispettivamente a un prezzo contenuto abbinato ad una luminosità nella norma (f/5.6) e in un particolare sistema luminoso (f/4.3) però dal prezzo tutt’altro che popolare.

Ecco a confronto i miei due rifrattori fotografici. A sinistra i 60mm di apertura del Takahashi FS-60C e a destra i quasi 80mm dell'altro Giapponese Borg. Il piccoletto è un po' più spinto come rapporto d'apertura (f/5.6 contro f/6.6) ma utilizza una lente alla fluorite contro una più tradizionale lente ED. Tuttavia sia a livello fotografico che visuale le differenze sono ben poco apprezzabili ed entrambe le ottiche offrono buone prestazioni, con qualche differenza che vedremo in seguito...


Viaggiare a f/5.6
Inizialmente ho optato per la versione meno spinta (e molto meno costosa), ovvero il riduttore 7887 DG.L da 0,85x. Questo riduttore/spianatore viene venduto assieme a una serie di due anelli distanziatori da interporre tra le lenti del riduttore stesso che servono per ottimizzarne la resa in base alla focale del doppietta a cui viene abbinato, può essere infatti montato anche sul Borg101 ED mantenendo prestazioni elevate oppure adattato ad altri telescopi con caratteristiche simili.
riduttore

I riduttori Borg necessitano, come per i modelli Takahashi dell’FS-60C, di specifici anelli T per le fotocamere, con uno spessore tarato appositamente dal produttore per offrire i migliori risultati in abbinamento ai diversi tiraggi delle fotocamera di marca diversa. Fortunatamente il prezzo di questi anelli è la metà di quelli Takahashi! Una volta montato ho notato che per raggiungere il fuoco con le reflex dovevo estrarre anche il tubo telescopico interno. Questo, essendo bloccato da sole due viti introduceva un leggero disassamento del sistema ottico che portava a un degrado delle stelle ai bordi del fotogramma. Ho risolto lasciando il tubo completamente inserito, a battuta con il bordo del tubo esterno in modo tale che l’assialità rimanesse perfetta, aggiungendo però un tubo distanziatore da avvitare tra il tele e lo spianatore e il portafiltri Borg N°7519. Questa soluzione ha portato ad una resa molto buona su tutto il campo del formato DX delle fotocamera digitali reflex, con stelle perfettamente puntiformi a tutti e quattro gli angoli oltre a permettermi di inserire facilmente eventuali filtri nel percorso ottico del telescopio. La prima prova l’ho eseguita da Pian dell’Armà (PV) in una umidissima notte di inizio agosto. Il primo target è stata la nebulosità intorno a Sadr (Gamma Cygni) una stella di magnitudine 2.3 al cui fianco si estende la grossa nebulosità in H-alpha IC 1318.
Sadr Borg 77ED DG.L 0.85x
Il soggetto mi è parso interessante per il fatto di avere una stella molto luminosa che avrebbe messo in evidenza eventuali residui cromatici e la presenza di innumerevoli stelle su tutto il campo che invece sarebbero state un test severo per la planeità del campo. Il risultato è la somma di 12 scatti da 10 minuti l’uno, eseguiti con la Canon Eos 300D modificata. Il fuoco l’ho ottenuto visualmente osservando scatti di prova ingranditi sul display posteriore della fotocamera. Devo costruirmi assolutamente una maschera di Hartmann per questo tele perché la risoluzione del sensore è inferiore a quella di cui è capace questo tele, con il risultato che arrivati in prossimità del fuoco, osservando lo scatto ingrandito non cambia nulla nemmeno dopo qualche leggera modifica del fuoco. A proposito di messa a fuoco, l’elicoide di cui è dotato questo tele è davvero eccellente per la messa a fuoco. E’ dotato di una scala al decimo di millimetro e con un po’ di attenzione si può raddoppiare la precisione. Ciò consente con facilità di posizionare il tele nell’esatto punto del fuoco dopo aver fatto una serie di scatti di prova variando in ognuno la focheggiatura.
Ma veniamo ai risultati. Sadr, che è una stella bianco-gialla, ha mostrato un colore assolutamente conforme al suo spettro, senza residui di Magenta o violetto, segno di una buona correzione cromatica del sistema ottico. Tuttavia, analizzando alcune stelle, si nota la presenza di un leggerissimo alone azzurro, ma solo in quelle il cui spettro è marcatamente spostato verso questa lunghezza d’onda. E’ un risultato comunque comparabile a quello che ottengo normalmente con il Takahashi FS-60C dotato di spianatore e anello distanziatore per mantenere le stelle puntiformi anche ai bordi. Ecco, i bordi, spesso il tallone d’Achille di tanti spianatori “aftermarket”, non inclusi in origine nello schema ottico del tele, come invece avviene nei Pentax SPD, SDHF o nei Takahashi FSQ, qui la resa è come da specifiche: ottima su tutto il campo. Borg infatti garantisce la spianatura per il formato 24x36mm, è quindi relativamente scontato rilevare una planeità di campo davvero molto buona sui piccoli sensori APS o DX delle reflex digitali.

La ripresa è stata realizzata utilizzando un Takahashi FS-60C come guida con Magzero, il tutto su una piccola e pratica montatura Takahashi EM-10 che ha sorretto agevolmente il carico complessivo di circa 4 Kg. Ma se una rondine non fa primavera, ecco una seconda immagine realizzata sempre la stessa sera con lo stesso setup: NGC 281, la nebulosa Pacman.
Pacman NGC 281  Borg 77ED

Tralasciando i difetti relativi ai dark male applicati - i leggeri trattini in diagonale che infestano l'immagine - è forse addirittura più evidente come alcune stelle blu-azzurro abbiano un leggero alone colorato. Come nel caso del piccolo Takahashi, ciò non mi disturba affatto e rende le stelle piacevolmente colorate, quelle giallo arancio ben distinte da quelle blu azzurro, senza per questo incappare in cromatismi troppo marcati e dannosi alla qualità complessiva dell’immagine. L’immagine parla comunque da sé. Si tratta, in ogni modo, di un leggero difetto facilmente risolvibile in postproduzione nel caso se ne sentisse la necessità. Ho rilevato anche un’ottima illuminazione di tutto il fotogramma, cosa che rende quasi superfluo i flat (ho scritto quasi!). Non saprei che altro aggiungere, il Borg 77 ED II con il riduttore/spianatore DG.L N°7887 si è confermato essere un validissimo astrografo che si confronta direttamente con il Pentax 75 SDHF. Rispetto a questo, il Borg ha un rapporto focale più favorevole, un vantaggio importante soprattutto se lo si abbina alle reflex digitali che sono molto sensibili al rumore termico. Il Pentax offre lo spianatore integrato nello schema ottico e una copertura, sulla carta, ancora più estesa (fino al 6x4,5cm) ma anche la soluzione Borg si è dimostrata valida a livello di prestazioni. Il Borg è più leggero e un pelo più piccolo e la sua modularità, se da un lato lo rendono meno massiccio come rigidità complessiva, gli consente però di adattarsi alle possibili esigenze mutevoli nel tempo dell’astrofotografo.Otticamente poi non è affatto male, paragonabile al più prestigioso Takahashi FS-60C con apposito spianatore (f/6.2) come livello di cromatismo residuo (quindi poco, davvero poco) ma addirittura meglio se andiamo a vedere la planeità di campo, con stelle fino ai bordi belle tonde, forse inferiori solo al mitico Pentax 75 SDHF.

Ricapitolando:
- si lavora a f/5.6 con una buona planeità di campo, almeno per il formato APS o DX, ma Borg assicura la copertura del 24x36mm
- Il cromatismo residuo del doppietto, con questo riduttore, viene ben controllato. ne rimane un poco ma è confrontabile alla resa dei Pentax 75 SDHF o del Takahashi FDS-60C con il suo spianatore f/6.2
- La vignettatura è praticamente assente
- Il prezzo del riduttore non è eccessivo e può essere utilizzato su tele diversi


Una marcia in più, si corre a f/4.3
Visti i piacevoli risultati ottenuti con il riduttore “entry level”, non mi sono lasciato scappare l’occasione di un riduttore 7704 trovato usato ma praticamente nuovo ad un prezzo allettante.

Il riduttore spianatore 7704 è quanto di più complesso mi sia capitato di vedere per spianare un doppietto a lenti. E’ composto da due gruppi ottici, entrambi doppietti, da inserire a rapporti di distanza fissi l’uno dall’altro sul cammino ottico per offrire una spianatura garantita fino al formato 24x36mm. In pratica un gruppo ottico frontale, dotato di lente ED si avvita di fronte al tubo interno del focheggiatore e il secondo gruppo ottico si inserisce, come di consueto, dopo il focheggiatore, immediatamente prima dell’anello T per la reflex. Come il precedente riduttore, anche questo si adatta a molteplici diametri di telescopi, e oltre ovviamente al 77ED, risulta compatibile con il precedente modello 76ED, con il 101ED e con il 125SD. Con gli ultimi due telescopi il rapporto focale aumenta rispettivamente a f/4.1 e f/3.9. Per garantire le performance dichiarate, con i due gruppi ottici vengono inclusi quattro anelli distanziatori da usare in base al telescopio impiegato. Le istruzioni comunque sono chiare ed esplicative.
 L’altra particolarità che rende unico questo sistema è la presenza, integrata nel corpo del riduttore, anche di un comodissimo cassetto portafiltri che accetta diametri da 52mm e da 48mm (il classico filtro astronomico da 2”) e di un utilissimo rotatore di camera che facilita enormemente la fase di composizione dell’immagine. Considerati anche questi accessori e la presenza comunque di un complesso sistema ottico ED a quattro lenti si inizia ad intuire il perché di un prezzo al pubblico tanto elevato.
Il montaggio del riduttore porta ad un’altra scoperta: a causa del forte potere di riduzione della focale, il tubo standard da 205mm di lunghezza del telescopio risulta essere troppo lungo per permettere di focheggiare all’infinito; è così necessario sostituirlo con il modello 7135 lungo appena 135mm che porta l’ingombro del Borg 77ED ai livelli del piccolo Takahashi FS-60C malgrado i quasi 2 cm di apertura in più. Montato il tutto noto comunque che per raggiungere il fuoco all’infinito occorre estrarre tutto il focheggiatore (2cm di escursione) e il draw tube interno per circa 1,5cm; ciò secondo me potrebbe portare a qualche problema di flessioni, soprattutto con reflex un po’ pesanti. Fin qui tutto bene, ma vediamo poi sulle stelle come si comporta. La prima luce l’ho catturata durante una fugace uscita di poche ore a Passo San Marco (BG) sotto un cielo sereno ma molto umido e con oltre un quarto di Luna che rischiarava pesantemente il fondo cieloe quindi anche il debole soggetto che mi ero prefissato di fotografare, la Heart nebula, alias IC 1805. Nella serata sono riuscito a scattare 4 pose da 10 minuti a 400 ISO con una Nikon D40 modificata e poi, a causa della forte luce lunare, sono passato ad utilizzare un filtro Astronomik H-alpha da 13nm con cui ho realizzato 7 pose, sempre da 10 minuti ma a 1.600 ISO. Al termine della serata ho fatto due dark a 1.600 ISO e una ventina di flat con il filtro h-alpha montato.
H-alpha 13nm

Dalla singola posa in luce bianca si nota che la nitidezza offerta da questa accoppiata Borg con super riduttore porta a stelle talmente piccole da cadere all’interno di un singolo pixel del sensore della fotocamera, con il risultato di avere alcune stelle quasi completamente rosse, blu o verdi, in base a su quale pixel della matrice di bayer cadeva la luce della stella. Ciò è ovviamente sintomatico di una puntiformità eccellente e il problema dei colori anomali si risolve immediatamente appena si somma un certo numero di scatti, poiché grazie ai minimi errori di stazionamento e di guida, ogni singola stella nei vari scatti va a colpire i pixel adiacenti, quasi mai sempre lo stesso pixel, e facendo poi una media di tutte le immagini, si ritorna ad avere il colore originario dell’astro. Praticamente perfette le stelle fino al bordo estremo del fotogramma, piccole come punte di spilli, una prestazione superiore a quella ottenibile con l’altro riduttore Borg. Non ho neppure rilevato disassialità a causa della leggera estrazione del tubo telescopico interno, ma forse sono stato fortunato (ho già in mente comunque come eliminare il problema, se mai si dovesse presentare!). Quello che invece è davvero complesso è la messa a fuoco. Una simile ottica necessita di una messa a fuoco rigorosa e precisa, altrimenti non si sfruttano le potenzialità dell’ottica. Io ovviamente nella prima uscita non ci sono riuscito, ma ammetto di aver lavorato un po’ troppo di corsa su questo aspetto. Le foto a colori direi che ho raggiunto un buon 97% del massimo fuoco ottenibile, mentre nelle immagini in h-alpha penso di non essermi spinto oltre a un 90% delle massime potenzialità dello strumento. Tuttavia il risultato, pur modesto per le condizioni di ripresa, mi hanno permesso di trarre un giudizio più che positivo su questo riduttore. Il campo è davvero vasto e perfettamente corretto, lo trovo ideale per molte nebulose ed è proprio il genere di fotografia a medio-grande campo che piace a me.
Complesso nebulare intorno a Zeta Orionis, ripresa con il Borg 77ED II e riduttore f/4.3 attraverso una Nikon D40 e una Canon eos 300D per una posa complessiva di 160 minuti, in sub esposizioni da 10 minuti l’una, tutte a 400 ISO
 
 Dopo qualche uscita in montagna mi sono fatto un’idea più precisa sulle potenzialità di questo riduttore. La cosa più importante, ovvero la capacità di mantenere stelle puntiformi su tutto il campo inquadrato è davvero da manuale; in precedenza mi era capitato di vedere una cosa simile solo con il Pentax SDHF 75 che nasce però con uno spianatore fisso e che lavora a un rapporto d’apertura molto meno spinto:  f/6.7 contro f/4.3. La puntiformità inoltre è garantita fino al 24x36mm e dalla mia prova con la Nikon D700 posso confermare che anche ai bordi non noto differenze di forma delle stesse rispetto al centro del fotogramma. Mi era capitato di leggere in precedenza alcune recensioni su riviste nostrane e straniere in cui si lamentava una leggera perdita di definizione ai bordi sul full frame con questo riduttore. Temo che il difetto riscontrato durante le prove sia da ricercare nelle leggere flessioni che possono incorrere utilizzando il setup “standard” proposto dalla Borg. Io, come spiego nel prossimo paragrafo, ho eliminato questo problema  scegliendo tra i numerosi accessori del catalogo Borg i raccordi che, se da un alto restringono la praticità d’uso sul campo, hanno, d’altro canto, una migliore rigidità; rendendo il piccolo e leggero Borg non meno robusto dei Takahashi o dei Pentax. Tornando al riduttore, relativamente all’uso con sensori DX o Aps, offre un campo con una buona illuminazione, caratterizzato da una vignettatura contenutissima, La correzione cromatica, accoppiato al doppietto ED nativo da f/6.7 , è eccellente, nessun residuo cromatico evidente. Ovviamente il fuoco va regolato con cura, altrimenti le qualità ottiche di questo mini-setup vanno a farsi friggere. Per fare ciò ho optato per una maschera di Hartman che, in accoppiata con il preciso focheggiatore elicoidale, mi permette di raggiungere un’ottima messa a fuoco. Voglio comunque provare con una maschera di Bahtinov  che dovrebbe garantire una accuratezza ancora maggiore.

I miei due attuali rifrattori fotografici. E' curioso notare come il Borg, con quasi 2cm in più di apertura abbia  però dimensioni comparabili al piccolo Takahashi.

I due rifrattori utilizzano soluzioni diverse ma la funzionalità è simile. Entrambi hanno una messa a fuoco micrometrica e un rotatore di camera che consente di comporre l'inquadratura senza limiti. Borg offre anche un portafiltri a cassetto per filtri da 52mm e da 2" mentre Takahashi consente l'utilizzo di filtri tramite una filettatura da 52mm sul rotatore di camera, accesssible però solamente smontando lo spianatore. Nel caso di Borg, tutti questi accessori sono offerti in dotazione al (costoso) riduttore, nel caso Takahashi sono da acquistare a parte secondo le proprie esigenze.

Ricapitolando:
- si lavora a f/4.3 con una eccellente planeità di campo fino al formato 24x36mm, è un risultato che in passato mi era capitato solo con il Pentax 75 SDHF
- Il cromatismo residuo del doppietto, con questo riduttore, viene completamente eliminato. Da questo punto di vista è superiore sia al Pentax che al piccolo Takahashi
- La vignettatura è molto poco invadente sul formato APS o DX e diviene appena appena più accentuata sul 24x36mm ma siamo a livelli assolutamente fisiologici e quindi ben gestibilii in postproduzione con un semplice flat
- Il prezzo del riduttore è elevato ma incorpora un cassettino portafiltri a doppia misura e un rotatore di camera che altri produttori di norma offrono a parte, tuttavia anche con questi plus rimane  comunque un accessio molto costoso, soprattutto se raffrontato al valore del telescopio. Può però essere utilizzato con profitto anche su tele diversi, sia Borg che di produzione diversa

L’eliminazione delle flessioni
 Uno dei limiti più grossi di quest’ottica è il sistema di allungamento “telescopico” del tubo principale che permette di raggiungere sempre il fuoco, sia che si sita utilizzando una fotocamera, sia in visuale con o senza diagonale. Di certo si tratta di una bella comodità ma può pregiudicare le prestazioni massime di quest’ottica. Seppur i pezzi che costituiscono questo sistema siano costruiti, ovviamente, con la massima precisione, il sistema di bloccaggio a due viti che fissa l’allungamento dei due pezzi, se stretto troppo (ma anche se non lo si stringe molto) può provocare un disassamento sensibile che porta a un degrado della qualità delle immagini generate da questo tele, soprattutto ai bordi del campo. In visuale, ma anche in fotografia, se non si va a cercare il difetto, può passare del tutto inosservato, poiché spesso lo si confonde con una resa non perfetta o dell’oculare in uso o dello spianatore montato sul tele. Fortunatamente, se non si ha bisogno di questa facilitazione per il fuoco con i vari accessori ma si vuole invece sfruttare appieno le potenzialità del doppietta ED, Borg offre a catalogo una serie di accessori che permettono di eliminare completamente il problema. Vediamo il caso particolare dell’utilizzo con il riduttore f/4.3, ma ovviamente la cosa è traslabile anche nelle configurazioni con il riduttore DG.L o per il visuale. Per capire meglio le modifiche faccio il punto di come è configurato il tele normalmente.
Sono quattro le componenti principali: la cella dell’obiettivo con il paraluce [2178], il tubo del corpo del telescopio da 205mm di lunghezza [7800], il raccordo [7749] che permette di far scorrere il tubo interno [7135] e il focheggiatore elicoidale [7835] che si avvita sul tubo interno estensibile [7135]. Il problema sta proprio nel fatto che il focheggiatore e tutto quello che gli sta dietro (diagonale, oculari, fotocamera, riduttori) sono solidali con questo tubo e non con il tubo [7800] a cui è invece avvitata la cella dell’obiettivo. Stringendo le due viti di fermo presenti sul raccordo [7749] che agiscono direttamente sul tubo interno, si possono generare delle disassialità che portano ai problemi sopra elencati.

La soluzione quindi è quella di eliminare questo sistema estensibile, inutile per la sola fotografia, e montare il focheggiatore solidale al tubo principale del telescopio. Per fare ciò occorre dotarsi dell’anello [7801].
Di fronte è mostrata la soluzione standard, ovvero tubo più corto applicato al sistema telescopico con bloccaggio tramite solue due viti. Sullo sfondo il setup con le modifiche indicate nel testo. Si noti l'eliminazione del sistema ad allungamento e l'utilizzo del tubo di lunghezza standard

Attenzione però che questo anello non si monta direttamente sul raccordo [7749] che va invece tolto per poter avvitare il focheggiatore direttamente al tubo principale. Così facendo però si tolgono circa 4cm di lunghezza al tubo del telescopio e ciò potrebbe portare a problemi di backfocus per il raggiungimento della messa a fuoco corretta all’infinito. Tuttavia, utilizzando il riduttore f/4.3 occorre già sostituire il tubo principale [7800] con la versione da 135mm di lunghezza [7135]. Nel nostro caso quindi sarà sufficiente continuare ad utilizzare il tubo lungo [7800] per ottenere ancora la possibilità di raggiungere il fuoco all’infinito con le reflex, ovviamente montando il riduttore f/4.3. così facendo si avrà un sistema molto robusto, compatto e con un focheggiatore molto preciso e funzionale in abbinamento a una reflex digitale. La resa, con questo sistema, è perfetta fino ai bordi estremi del fotogramma, e non solo per le reflex con sensori Aps o DX ma anche per quelle Full frame (24-36mm).
 
Anche sul 101ED
 Grazie alla collaborazione dell'amico astrofilo Stefano Palmieri che possiede la versione del Borg 101ED, ho potuto verificare che la soluzione degli anelli per elimiare le flessioni funziona anche con questo telescopio. Il modello 101ED, qui a sinistra raffigurato nel setup di Stefano, utilizza gran parte dei componenti del modello 77ED, in pratica differisce solamente per la parte frontale con la cella maggiorata. Tuttavia le diverse focali in gioco avrebbero potuto portare qualche complicazione a livello di back focus, rendendo magari impossibile focheggiare all'infinito utilizzando gli stessi tubi montati per il più piccolo 77ED. Dalle prove che ha svolto Stefano, confermate anche dalle ottime sue immagini che ha ripreso, la soluzione dell'eliminazione del famigerato draw tube di serie dei Borg porta un sostanziale quanto decisivomiglioramento della resa ai bordi anche con il modello 101ED, consentendo così di sfruttare appieno le ottime caratteristiche ottiche di questi telescopi, soprattutto se accoppiati al super riduttore f/4.

Qui di seguito un'immagine della nebulosa oscura Snake ripresa ed elaborata da Stefano dopo la modifica al suo 101ED

Altre immagini di Stefano sono visionabili sul suo spazio web su Flickr



In conclusione
Il Borg 77 ED II fa della praticità d’uso e della qualità ottica due evidenti punti di forza. Ciò ovviamente va un po’ a scapito della robustezza complessiva; ovviamente questo non significa che sia meccanicamente insufficiente, solo che la scelta di alcune soluzioni e dei materiali punta moltissimo al contenimento dei pesi e della riduzione dei volumi, basti pensare che il tubo di questo 77mm ha lo stesso diametro di quello del Takahashi FS-60C che ha un'apertura di quasi due centimetri in meno. Anni fa abbandonai la strada del classico 80ED proprio perchè la sua intubazione era inutilmente sovradimensionata e ingombrante; ora ho trovato un tele che condivide le mie idee in fatto di trasportabilità e praticità operativa; senza dimenticare che peso e volumi inferiori verranno anche ampiamente apprezzati dalla nostra montatura. La cura dimagrante, come abbiamo visto, non è stata indolore: il progetto, seppur buono sulla carta, sul campo ha denotato qualche problema, ovviabile però semplicemente attingendo alla lunga lista di accessori disponibili nel catalogo Borg (e anche questo non è affatto una cosa da trascurare!). Lo trovo davvero pratico da utilizzare, al livello dell'ottimo Takahashi FS-60C con il vantaggio, come già accennato, di un'apertura maggiore. La configurazione fotografica a f/4.3 è la migliore e la più consigliabile se solo avesse un prezzo al pubblico più allettante. Così come stanno le cose, acquistare un setup completo basato sul borg 77ED II e riduttore a f/4.3 significa spendere una cifra che si avvicina a quelle, tanto per fare un nome illustre, necessarie per un Takahashi Baby FSQ da 85mm. Detto questo, la configurazione fotografica a f/4.3 offre un po' tutto quello che un astrofotografo può desiderare: luminosità elevata, messa a fuoco di precisione, perfetta planeità di campo, aberrazioni, soprattutto quella cromatica, assenti o comunque non rilevabili dalle immagini generate dal setup e un peso e ingombro tali da permettere di usarlo su qualsiasi montatura equatoriale. Non è certo poco.
In visuale va benino, ma non si distingue, a mio avviso, dalla moltitudine di alternative presenti sul mercato, così guardando in un "volgare" SW 80ED o in un William Optics di apertura simile o ancora in questo Borg, sinceramente non saprei indicare da quale telescopio scaturisce la mia visione. Senza alcun dubbio qui subentrano tanti miei limiti visuali, ma alla fine questo telescopio non lo userò principalmente per le osservazioniquindi evito di farmi problemi anche in questa direzione! Resta il fatto che ho potuto ammirare un Marte e un Saturno davvero molto belli e in grado di reggere gli ingrandimenti generati dal Nagler TeleVue zoom 2-4mm; per me basta e avanza. La storia di questo Borg, parlo ovviamente del mio esempalre, è stata davvero strana. Arrivò come sostituto del William optics 66SD che usavo come tele guida, a quei tempi ancora con una Sbig ST-4 e la leggera differenza di focale mi tornava utile per una migliore precisione di guida. Usandolo ogni tantyo in visuale mi accordi comunque delle buone potenzialità dell'ottica e quando capitò l'occasione per un riduttore DG.L usato non me la feci scappare. La scelta fu azzeccata perchè da lì capii che fotograficamente poteva diventare un eccellente strumento di ripresa; il resto l'avete già letto. .

 
 
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